La mia vacanza calabrese

Estate 2020. Come dimenticarla. Dopo il lokcdown tutti noi abbiamo avuto voglia di scappare di casa e goderci il mondo. Seppur ancora impauriti dal Covid, abbiamo incentivato le bellezze della Nostra Italia, andando a visitare città, spiagge, montagne e colline della penisola più bella d’Europa.

Io sono stata nella meravigliosa Calabria. Ho scelto il mare, quello bello. Quello limpido e caldo. Sono stata in viaggio una settimana con un gruppo di amici particolari, certamente cestisti. Siamo partiti in macchina con la mia 500, in quattro, con le valigie. Eravamo tutti sopra i 180 cm. Una volta incastrati ben bene siamo partiti da La Spezia e abbiamo spezzato il viaggio fermandoci a Napoli. Non è una tappa qualunque… Napoli è una città magica. Racconta di tradizione, di buon cibo e di libertà. E non parlo solo dell’andare in scooter senza casco. Parlo del modo di fare dei napoletani, un po’ mascalzoni e un po’ buoni. Quei modi che ti fanno sentire in una città dove puoi fare tutto. Standoci solo una notte, siamo andati a fare due tiri e una partitella nel campetto dedicato a Kobe dopo la sua scomparsa. Il campetto si trova a Montedonzelli. E’ colorato di giallo e viola, e i murales creati dal writer Jorit rappresentano il Mamba. E’ stato emozionante. Ci ha fatto venire voglia di giocare un po’ “alla Kobe”, chiaramente non ci siamo nemmeno avvicinati alle sue giocate, ma è stato bello ricordarle.

La sera abbiamo alloggiato in centro in Via Pignasecca, nei quartieri spagnoli. Abbiamo passeggiato per Via Toledo, e in poche ore abbiamo mangiato Pizza con la bufala, Pizza Fritta e sfogliatelle. Non si può andare via da Napoli senza assaggiare quelle deliziose portate. Dopo siamo stati male, ma che importa! Abbiamo mangiato il cibo più buono del mondo! La Signora Pizza Fritta l’abbiamo presa dall’Antica Pizza Fritta da Zia Esterina Sorbillo, alla fine di Via Toledo, quando si scorge Piazza Plebiscito.

La sera a Napoli è stata indimenticabile. Abbiamo visto il tramonto sulla Via Marina, con la vista sul Vesuvio, con una Corona col limone, che fa tanto estate. Abbiamo passeggiato passandoci la palla tra la gente, sorridendo all’estate e alla vita.

Il giorno seguente siamo finalmente partiti per la Mia Calabria. Mia madre è calabrese, precisamente di Reggio Calabria. Abbiamo una casa al mare ereditata dai miei nonni poco dopo la città, in un paesino proprio sulla punta dello stivale, Marina di San Lorenzo. Quella casa è piena di ricordi indelebili della mia vita da bambina, adolescente e adulta. Le mie estati più belle. Tornarci ogni volta mi provoca un mix di emozioni diverse, prima di tutte la nostalgia dei pranzi di famiglia, con l’odore di peperoni arrostiti cucinati dalla nonna appena tornati dal mare. I pomodori secchi, l’odore dell’erba appena annaffiata, l’arrampicata sugli alberi di fico per raccogliere quelli più in alto, quelli più buoni. Così ho voluto far entrare i miei amici nel mio mondo. Li ho ospitati in questa piccola casa con un grande giardino coperto dall’ombra dei pini, che suona di relax.

Ho portato i miei amici alla scoperta dei posti più belli della Calabria. La prima tappa è stata Tropea, Trupèa in calabrese, un piccolo paese in provincia di Vibo Valentia. Una piccola perla sul mare. E’ diviso in una parte superiore dove si trova il paese, fatto di piccoli carruggi e scorci sul mare che si colorano al tramonto, e di una parte inferiore dove si trovano le spiagge e un mare di colore turchese, quel mare che sembra di essere su qualche isola caraibica.

E’ stata una giornata di sole e di mare. Abbiamo nuotato nelle acque limpide con le maschere in cerca di ricci, pesci e qualche altro animale marino. Abbiamo giocato a pallone con il Super Santos, che mi ricorda tanto la Calabria. Abbiamo passeggiato per i carruggi e fatto shopping nelle piccole boutique del paese, ed infine ci siamo goduti uno dei più bei tramonti che abbia mai visto.

Tropea è romantica, emozionante e ipnotizzante. Un posto in cui arrivi e non vorresti andare più via.

La seconda tappa del nostro viaggio è stata Reggio Calabria, Riggiu in dialetto. Famosa per il suo lungomare, “il km più bello d’Italia” e per i Bronzi di Riace, Reggio Calabria è una città che racconta la storia greca, divenuta una delle colonie più importanti della Magna Grecia. Visto le temperature desertiche, siamo arrivati sul posto nel tardo pomeriggio. Ci siamo persi passeggiando sul meraviglioso lungomare, e a poche bracciate a nuoto c’è la Sicilia.

La via marina ha una zona superiore ed una zona inferiore, quest’ultima dedicata a locali dove bere qualche drink e godere di buona musica e ristoranti di pesce. Noi abbiamo cenato in un piccolo ristorantino a fine passeggiata, con un buon risotto ai frutti di mare e, naturalmente, fritto misto per tutti! Ricordo la serata con un sapore di salsedine, vento fresco e risate strappalacrime, come quelle serate semplici, quando ti rendi conto che ovunque tu sia, tutto dipende con chi vuoi condividere il tuo tempo.

L’ultima avventura che vi racconto è Scilla, U Scigghiju in dialetto, a pochi km da Reggio Calabria, il punto più vicino alla Sicilia. Scilla ha una storia antica. Esistono storie mitologiche raccontate da Omero nell’Odissea sull’attraversamento dello stretto tra Scilla e Cariddi, e mi piace l’idea che un luogo come quello venga citato in opere così lontane. Immagino come era un tempo, quanto è cambiata, o se alla fine è sempre lo stesso mare. Un mare caldo, che attira bellissime ma malefiche meduse. Un mare che al tramonto prende colori che non si trovano sulla tavolozza del pittore. Un mare che è pieno di bambini che corrono e giocano a palla, ricordandomi tempi che ormai facciamo fatica a vedere, facendomi pensare che la Calabria è un po’ così, un po’ di tradizione. Quella che la salsa va fatta in casa e mai comprata. Quella che i bimbi sono nel cortile a giocare tutto il pomeriggio e poi vengono chiamati dalle nonne dalla finestra perchè è pronta la cena. Quella che “mangia che sei sciupato”. Quella vita.

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